Bruno Giacosa è deceduto a 88 anni

Oggi il mondo del vino italiano ha perso una delle sue leggende, Bruno Giacosa, all’età di 88 anni.

© Paolo Tenti | a bottle of Barbaresco Bruno Giacosa Asili Riserva with the Asili vineyard in the background

I Barolo e Barbaresco di Bruno includono alcuni dei nomi più sacri del Piemonte, tra cui il Barolo Falletto, il Barolo Le Rocche del Falletto, il Barbaresco Asili e il Barbaresco Santo Stefano, mentre le sue bottiglie con l’etichetta rossa delle Riserve – realizzate solo nei migliori anni – sono tra i vini più ricercati al mondo.

Giacosa era un tradizionalista illuminato, che combinava un approccio largamente non interventista in cantina con idee innovative, come il cambiamento dalle tradizionali botti di Slavonia alle botti grandi di rovere francese non tostate fatte da Gamba fin dagli anni ’80, quando molti altri optavano per tostare le barriques che avrebbero mascherato le classiche sensazioni floreali, di frutti di bosco e di note balsamiche del Nebbiolo.

Ma furono le straordinarie capacità di degustazione di Bruno la chiave del suo successo. Ha lasciato la scuola a quindici anni per lavorare nell’azienda vitivinicola di suo padre, trascorrendo le sue giornate camminando tra le colline delle Langhe alla ricerca delle migliori uve, vale a dire Nebbiolo ma anche Barbera e Dolcetto. Il giovane Giacosa divenne presto noto per quello che molti descrivono come il suo palato d’oro, e avrebbe continuato a creare Barolo e Barbaresco di complessità, finezza e longevità dai vigneti più rinomati. Scoprì anche vigneti meno conosciuti che avrebbe reso famosi attraverso i suoi vini eleganti e impeccabilmente equilibrati. Il suo rispetto per le vigne e la sua comprensione del modo in cui davano ai vini personalità individuali arrivarono decenni prima del suo tempo. Le sue prime bottiglie da vigneto singolo, il Barbaresco Santo Stefano Riserva Speciale del 1964, il Barbaresco Asili Riserva del 1967 e il Barolo Vigna Rionda del 1967, sono stati tra le prime in Italia.

Giacosa ha influenzato diverse generazioni di viticoltori, tra cui Franco Massolino, dell’azienda Massolino a Serralunga. “Bruno Giacosa è stato uno dei primi a dimostrare agli amanti del vino di tutto il mondo l’incredibile potenziale dei nostri vigneti”, afferma Massolino.

“Era un vero ‘piemontese, con un carattere riservato e talvolta poteva sembrare, in apparenza, un pò irascibile”, afferma Aldo Vacca, amministratore delegato di Produttori del Barbaresco. “Ma era senza dubbio il più esperto conoscitore dei grandi vigneti delle Langhe, e ancora indietro negli anni ’60, Giacosa ha saputo fare alcuni dei capolavori indiscussi del mondo del vino italiano “.

Sebbene Giacosa fosse ben noto per la sua personalità un pò burbera, ho avuto la fortuna di vedere un altro lato di lui, prima e dopo il suo ictus del 2006. Un uomo di poche parole, quando era rilassato nella sua cantina mentre assaggiava, scherzava spesso con sua figlia Bruna, e il suo viso si illuminava di un sorriso disarmante ogni volta che parlava dei suoi vigneti preferiti, Asili e Falletto.

© Paolo Tenti | Bruno Giacosa

Ed è così che ricorderò Bruno Giacosa.

The Volcanic Wines of Italy

What sets apart some of the most exhilarating Italian wines today? New benchmarks for complexity and longevity have one thing in common: volcanic soils.
© Paolo Tenti | working Ciro Biondi’s vineyard on Mt. Etna

Some of the most exciting and intriguing wines coming out of Italy have one thing in common: the volcanic origins of their soils. While the wines of Mount Etna immediately pop to mind, a surprising number of great wines, from the Veneto down to Sicily, hail from volcanic terroirs.

And while minerality is one of the most debated subjects in the wine world, Italy’s volcanic soils impart undeniable mineral sensations that include flint, crushed rock and saline, lending depth and complexity to the resulting wines.

Additionally, many of these grape-growing areas have extremely old vines, some more than 100 years old in parts of Campania and Sicily. And nearly all of the “volcanic” denominations rely on native varietals that have had centuries to adapt to their growing conditions.

The vineyard altitude, grape varieties and cellar practices all play crucial roles in the final product, but volcanic soils lend structure, longevity and an extra layer of dimension to the final wines. Here’s where to find these complex beauties.

The full article will be published in the February 2018 issue, but it is already available online: The Volcanic Wines of Italy

Campania

From left to right: Feudi di San Gregorio 2016 Fiano di Avellino; Cantine di Marzo 2015 Franciscus (Greco di Tufo); Contrade di Taurasi–­Cantine Lonardo 2011 Vigne d’Alto (Taurasi); La Sibilla 2015 Falanghina (Campi Flegrei); Mastroberardino 2009 Naturalis Historia (Tau­rasi) / Photo by Con Poulos

Veneto

From left to right: Palazzone 2015 Campo del Guardiano (Orvieto Classico Superiore); Sergio Mottura 2016 Tragugnano (Orvieto); Marchesi Antinori 2016 Castello della Sala San Giovanni della Sala (Orvieto Classico) / Photo by Con Poulos

Etna

I Vini vulcanici d’Italia

Alcuni dei vini Italiani più interessanti e intriganti hanno una cosa in comune: le origini vulcaniche dei loro terreni. Mentre i vini dell’Etna vengono subito in mente, un numero sorprendente di grandi vini, dal Veneto alla Sicilia, provengono da terroir vulcanici.

© Paolo Tenti | working Ciro Biondi’s vineyard on Mt. Etna

E mentre la mineralità è uno dei soggetti più dibattuti nel mondo del vino, i terreni vulcanici d’Italia conferiscono innegabili sensazioni minerali che includono pietra focaia, grafite, ardesia e sentori salmastri, conferendo profondità e complessità ai vini che ne derivano.

Inoltre, molte di queste aree viticole hanno viti estremamente vecchie, alcune più di 100 anni in parti della Campania e della Sicilia, in molti casi a “piede franco”, in quanto i terreni vulcanici rendono le viti meno suscettibili agli attacchi delle fillossera. E quasi tutte le denominazioni “vulcaniche” si basano su varietà autoctone che hanno avuto secoli per adattarsi alle loro condizioni di crescita.

L’altitudine del vigneto, la tipologia dei vitigni e le pratiche di cantina giocano tutti un ruolo cruciale nel prodotto finale, ma i terreni vulcanici conferiscono struttura, longevità e un ulteriore livello di qualità ai vini. Ecco una selezione di alcuni di questi vini complessi e affascinanti.

L’articolo completo in inglese sarà pubblicato sul numero di Febbraio 2018, ma è già disponibile online qui: The Volcanic Wines of Italy

Campania

From left to right: Feudi di San Gregorio 2016 Fiano di Avellino; Cantine di Marzo 2015 Franciscus (Greco di Tufo); Contrade di Taurasi–­Cantine Lonardo 2011 Vigne d’Alto (Taurasi); La Sibilla 2015 Falanghina (Campi Flegrei); Mastroberardino 2009 Naturalis Historia (Tau­rasi) / Photo by Con Poulos

Veneto

From left to right: Palazzone 2015 Campo del Guardiano (Orvieto Classico Superiore); Sergio Mottura 2016 Tragugnano (Orvieto); Marchesi Antinori 2016 Castello della Sala San Giovanni della Sala (Orvieto Classico) / Photo by Con Poulos

Etna

Top Wine Getaway: Val d’Orcia

About 30 miles south of Siena and stretching to Monte Amiata, the spectacular, unspoiled countryside of Tuscany’s Val d’Orcia,

© Paolo Tenti | The Col d’Orcia Poggio al Vento vineyard, with Castello di Argiano in the distance

a UNESCO World Heritage Site, looks like it’s been lifted out of a Renaissance painting. Dotted with farms, cypress trees, olive groves and vineyards, the gently rolling hills and fields offer the quintessential Italian landscape.

Brunello di Montalcino book cover
Kerin O’Keefe, Brunello di Montalcino: Understanding and Appreciating One of Italy’s Greatest Wines

The area is home to Brunello di Montalcino, one of Italy’s most lauded wines, as well as the Orcia Denominazione di Origine Controllata (DOC), one of Italy’s best-kept secrets. On top of fantastic wines and scenery, the picturesque towns of Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani and San Quirico d’Orcia boast artistic and cultural gems, making this destination a wine lover’s paradise.

Read more here: Val d’Orcia, Tuscany

Italian wine reviews (tasted through October 2017)

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blind tasting Kerin O'Keefe

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blind tasting Kerin O'Keefe