In cima al mondo dei vini bianchi: Alto Adige

In cima al mondo dei vini bianchi: Alto Adige

di Kerin O’Keefe

On Top of the World, Wine Enthusiast, by Kerin O’Keefe

You can find the original English version of this article here: On Top of the World.

Incastonato tra Austria e Svizzera nelle montagne dolomitiche, l’Alto Adige è la zona vinicola più settentrionale d’Italia e produce alcuni dei bianchi più apprezzati del paese. I radiosi vini dell’Alto Adige esprimono la loro splendida cornice montana. Grazie alla varietà dei suoli ed ai microclimi unici che vanno da un clima quasi mediterraneo al sud, al fresco del nord dove dominano pendii ventosi e ripidi, i vini bianchi della denominazione vantano eleganza, energia e profondità. Le migliori bottiglie sono dotate anche di struttura e di un notevole potenziale di invecchiamento.

Se alla fine degli anni ’70 l’Alto Adige era orientato alla produzione di vini rossi guidati dai vitigni autoctoni Vernatsch (alias Schiava) e Lagrein seguiti da Merlot e Pinot Nero, oggi dominano i vini bianchi, che rappresentano il 64% della produzione complessiva. Il Pinot Grigio guida in termini di volume seguito dal Gewürztraminer, con Chardonnay il terzo vitigno bianco più piantato. Ma i bianchi più interessanti dell’Alto Adige sono i vini varietali prodotti con Pinot Bianco, Kerner, Sauvignon, Sylvaner, Müller-Thurgau, Riesling e Grüner Veltliner.

Raffinato Pinot Bianco

Ormai il secondo vitigno bianco più coltivato insieme al Gewürztraminer, il Pinot Bianco ha trovato la sua dimora spirituale in alcune parti dell’Alto Adige. Queste includono il comune di Appiano, dove è la varietà bianca più piantata. Coltivato in Alto Adige dal 1850, in passato la maggior parte del Pinot Bianco della zona dava origine a vini blandi e diluiti consumati localmente. Le cose sono cambiate tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 quando l’Alto Adige e la maggior parte dell’Italia hanno iniziato a passare da produzione di vino sfuso alla produzione di qualità. Secondo Hans Terzer, enologo di una delle cantine cooperative più famose d’Italia, San Michele Appiano e pioniere nell’elevare lo status del Pinot Bianco, una migliore gestione del vigneto è stata la chiave per far rivivere questa varietà a lungo misconosciuta. “Il Pinot Bianco ha bisogno di condizioni di crescita molto specifiche per eccellere, compresi vigneti di alta collina, generalmente sopra i 450 metri (1.476 piedi) dove la combinazione di altitudine e brezze fresche generano temperature fresche durante la stagione di crescita”, afferma Terzer. “Va meglio quando è esposto al sole e al calore meno diretti e ha bisogno anche di terreni complessi, principalmente calcarei con un po’ di argilla. La scelta dei migliori siti è stata fondamentale per migliorare il Pinot Bianco”. Le viti di Pinot Bianco producono naturalmente molta uva, quindi è necessario mantenere bassi i rendimenti attraverso la “vendemmia verde”, oltre ad utilizzare cloni a bassa resa. Queste azioni si sono dimostrate come fondamentali per migliorare la qualità del vino. Le migliori espressioni vantano consistenze cremose e brillante acidità, sensazioni di frutta a nocciolo bianca, fiori di campo, fieno e delicate note di nocciola. Se invecchiati parzialmente o interamente in rovere, i vini aggiungono complessità e resistenza.

Di seguito trovate le mie scelte per ciascun vitigno, con un solo vino per ciascun produttore, Cliccando sul link in grassetto trovate la recensione completa sul sito di Wine Enthusiast.

Cantina Produttori San Michele Appiano 2020 Schulthauser Pinot Bianco (Alto Adige), 94 points Editors’ Choice.

St. Pauls 2019 Kalkberg Pinot Bianco (Alto Adige) 92 points.

Fresco Kerner

Pur rappresentando solo il 2% della produzione complessiva della provincia, in pochi anni il Kerner è diventato uno dei vini bianchi più trendy d’Italia, con i produttori che affermano che la domanda è in aumento ogni anno, soprattutto nel mercato statunitense. Incrocio tra Schiava (Vernatsch) e Riesling, questo vitigno resistente al gelo nasce nel 1929. Prende il nome dal poeta tedesco Julius Kerner, è coltivato ad altitudini più elevate, precisamente in Valle Isarco e Val Venosta, due delle sei sottozone dell’Alto Adige. Tuttavia l’uva è maggiormente associata alla Valle Isarco, l’estrema sottozona settentrionale della regione che rende la valle la zona viticola più settentrionale di tutta l’Italia. L’area è in media da 2 gradi più fresca rispetto alle aree più meridionali della provincia. Le differenze di temperatura diurne e notturne sono molto elevate, dato che durante la stagione di crescita le temperature notturne possono essere fino a 18 gradi più fresche rispetto ad altre aree, secondo quanto riportato dai produttori locali. Nella valle si coltivano quasi solo uve bianche, con il Kerner ora la varietà più piantata.

© Paolo Tenti | Pacher Hof, Katharina & Andreas Huber

Il Kerner cresce così bene qui a causa dell’altitudine dei vigneti e delle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte”, afferma Andreas Huber. Uno dei sette figli, Andreas è l’enologo e insieme a sua sorella Katharina, è la sesta generazione a gestire l’azienda vinicola Pacherhof a conduzione familiare a Neustift, sopra la città di Bressanone. “Siamo situati vicino alla dorsale principale delle Alpi, il che significa vicino a montagne innevate, quindi la nostra zona è nel mezzo di questa zona di tensione tra notti molto fresche e giornate calde”. I vigneti della famiglia si estendono da 2.132-3.182 piedi sul livello del mare e il padre Josef Huber viene accreditato come il primo a piantare Kerner nella valle.

I migliori Kerner sono fragranti, di medio corpo, sapidi e levigati, offrono sentori di pompelmo, frutta tropicale e noce moscata oltre a note minerali di pietra focaia contrapposte ad una fresca acidità.

Pacher Hof 2020 Kerner (Alto Adige Valle Isarco), 94 pointsEditors’ Choice.

Nals Margreid 2019 Fels Kerner (Alto Adige), 93 points.

Saporito Sauvignon

Introdotto insieme alla maggior parte delle altre uve bianche a partire dal 1880, il Sauvignon è una delle varietà di punta della denominazione. Gli stili dei vini variano da cristallini e vibranti a corposi e complessi a seconda di dove vengono coltivate le uve e degli stili di vinificazione. Nei vigneti situati a ovest e ad est della denominazione, i vini mostrano aromi e sapori varietali classici come fiori di sambuco, uva spina, frutta tropicale e note erbacee di foglie di pomodoro e fieno. “Il Sauvignon ha una lunga tradizione in Alto Adige e qui sulle Alpi ha trovato la sua dimora ideale. Con il nostro clima fresco, ma con giornate calde e notti fresche, quindi con grandi sbalzi di temperatura, matura l’intero spettro dei suoi aromi primari pur mantenendo la sua acidità”, afferma Karoline Walch, figlia della fondatrice e co-proprietaria di Elena Walch. Le bottiglie dell’azienda Vigna Castel Ringberg offrono una complessità ancora maggiore grazie a “un microclima molto speciale in quanto abbiamo l’influenza del vicino Lago di Caldaro mentre dal punto di vista del suolo siamo su un’intersezione unica tra varie anime di epoca glaciale e post glaciale, principalmente calcare con depositi morenici che conferiscono mineralità e salinità” afferma Walch.

Elena Walch 2019 Vigna Castel Ringberg Sauvignon (Alto Adige), 92 points.

Baron Widmann 2019 Sauvignon (Alto Adige), 92 points.

Seduttivo Sylvaner

Uno dei segreti meglio custoditi dell’Alto Adige, se non hai ancora scoperto i Sylvaner della denominazione, ti stai perdendo uno dei suoi bianchi più grandi e rari. Mentre l’uva rappresenta solo una frazione della produzione complessiva della provincia, vale la pena cercarla per la sua tensione, luminosità e finezza guidate dai minerali. Gli aromi tipici includono pietra focaia, note affumicate, fiori bianchi ed erbe selvatiche. È anche straordinariamente longevo. Come il Kerner, anche il Sylvaner ha trovato la sua dimora spirituale in Valle Isarco, dove cresce su pendii soleggiati e freschi ed è il terzo vitigno più piantato.

© Paolo Tenti | Abbazia di Novacella, Werner Waldboth & Kerin O’Keefe

Il Sylvaner è il più storico dei vitigni che oggi coltiviamo. È stato piantato per la prima volta intorno al 1880 e da allora è stato coltivato ininterrottamente, a differenza del Grüner Veltliner e del Riesling che sono stati reintrodotti solo circa 20 anni fa”, afferma Werner Waldboth, responsabile vendite e marketing dell’Abbazia di Novacella. Fondata nel 1142, è la cantina più storica della Valle Isarco. “Il Sylvaner è un’uva che rispecchia abbastanza bene il terroir. Su suoli pesanti i vini sono abbastanza neutri, mentre su suoli più leggeri e permeabili, come quelli delle nostre zone dove le radici possono affondare abbastanza in profondità, si ottengono vini molto eleganti con aromi delicati. Ciò rende la varietà unica e conferisce al nostro Sylvaner un forte segno distintivo che lo distingue dai Sylvaner di altre aree”, afferma Waldboth.

Una degustazione verticale del Sylvaner dell’azienda a partire da una notevole annata 1976 in preparazione di questo articolo ha dimostrato il suo straordinario potenziale di invecchiamento.

© Paolo Tenti | Abbazia di Novacella Sylvaner 1976

Abbazia di Novacella 2019 Praepositus Sylvaner (Alto Adige Valle Isarco), 94 points. Editors’ Choice.

Misterioso Müller-Thurgau

Forse nessun’altra uva coltivata in Alto Adige è così controversa come il Müller-Thurgau. Incrocio tra Riesling e Madeleine Royal, la varietà è normalmente associata a vini fruttati e immediati. Un tempo considerata un’uva facile che poteva crescere in una varietà di condizioni, il sovra-sfruttamento ed il cambiamento climatico hanno portato a molte produzioni poco interessanti e l’uva insieme ai vini che ne derivano hanno perso popolarità nell’ultimo decennio. Ma se piantato nei posti giusti e realizzato con cura, il Müller-Thurgau può raggiungere la grandezza. Se l’altitudine del vigneto è una delle chiavi del successo dell’Alto Adige, è assolutamente fondamentale per questa varietà. “Dal 2000 in poi abbiamo notato che il Müller-Thurgau piantato in vigneti più bassi e più caldi situati al di sotto di 700 metri stavano perdendo aromi, sapore e diventavano più piatti“, afferma Christof Tiefenbrunner, quinta generazione e proprietario dell’azienda vinicola Tiefenbrunner. Nel 1972, il padre di Christof è stato tra i primissimi nella denominazione a coltivare uve ad altitudini estremamente elevate di 3.280 piedi nel loro vigneto Feldmarschall Von Fenner. Il vigneto situato all’estremo sud della provincia “beneficia di un microclima unico che comprende i caldi venti dell’Ora del Lago di Garda, le forti escursioni termiche diurne e notturne e la parete del monte Rotwand che protegge l’altopiano dai freddi venti del nord”, afferma Tiefenbrunner. Il loro iconico Feldmarschall Von Fenner realizzato con il 100% di Müller-Thurgau, rilasciato per la prima volta nel 1974, presenta grandi aromi floreali e un’impressionante profondità di sapori tra cui pesca succosa e albicocca insieme a un’acidità croccante e una vena minerale.

Tiefenbrunner 2018 Feldmarschal Von Fenner Müller-Thurgau (Alto Adige), 95 points. Cellar Selection.

Vivace Riesling

Se ti piace il Riesling vivace e radioso, troverai molte offerte di questo tipo in Alto Adige. Come altre uve bianche coltivate in Alto Adige, il Riesling prospera in alta quota. Eccelle inoltre in vigneti ben ventilati e terreni calcarei. Coltivato in provincia dal 1840, il Riesling rappresenta una piccola percentuale della produzione complessiva, ma ha un seguito di culto tra gli appassionati di vino.

La maggior parte viene vinificata interamente in acciaio, producendo vini secchi, lineari, che offrono pesca bianca, albicocca, agrumi e sapori minerali sapidi. L’acidità vibrante conferisce una tensione allettante e una profondità interessante.

Peter Zemmer 2020 Riesling (Alto Adige), 92 points.

Erste Neue 2020 Riesling (Alto Adige), 91 points.

Grande Grüner

L’uva meno piantata della denominazione, la coltivazione Grüner Veltliner è concentrata nella Valle Isarco. In alta quota si ottengono bianchi croccanti, golosi e minerali. Sensazioni tipiche includono mela verde, agrumi, melone, pietra focaia e pepe bianco.

Italian wine reviews (tasted through March 2020)

Italian Editor Kerin O’Keefe reviews Italian wines for Wine Enthusiast since May 2013. Below you will find a recap of the reviews of the month with the score given by Kerin to each wine. You can find all the complete reviews in winemag.com

Qui di seguito trovate in anteprima i punteggi delle recensioni di Kerin.
Le recensioni complete poi saranno facilmente visionabili inserendo il nome del produttore o del vino su winemag.com

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blind tasting Kerin O'Keefe

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The Rise of Pinot Bianco in Northern Italy

If there’s one wine I’d love to see on more wine lists in the U.S., it’s Pinot Bianco from Alto Adige and select parts of Friuli. There are some gorgeous Pinot Biancos from these areas. If you haven’t tried any, then you’re missing out on some fantastic wines.

Made with the Pinot Blanc grape (also known as Weissburgunder in German), Pinot Biancos from northeast Italy are extremely elegant and offer a tantalizing combination of creamy and crisp, dry and mineral-driven.

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Italy’s Great Pinot Grigios

Follow this guide to find versatile, delicious Pinot Grigios worth savoring.

Wine snobs may look down upon Pinot Grigio, but I’m proud to say that I like it—as long as it’s the good stuff. There are extremely good, even excellent Pinot Grigios out there, although finding them can be a challenge.

First launched in the U.S. during the late 1970s, Pinot Grigio rose to become one of the most imported wines from Italy by the mid-1990s. These savory, refreshing offerings were polar opposites to the oaked-up, buttery and often palate-fatiguing Chardonnays that dominated the American market.

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Italian Wines with Altitude

If rocky cliffs, soaring heights, snow-capped mountains and gusts of wind don’t immediately come to mind when conjuring up images of Italian vineyards, think again.

Some of the country’s most exciting wines hail from these extreme conditions. And while brave winemakers have utilized high-altitude vineyards for centuries, climate change has generated welcome benefits in these mountainous growing zones.

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