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Brunello di Montalcino 2014: un’annata dall’eleganza facilmente approcciabile

The english version of this article was published on Wine Enthusiast: https://www.winemag.com/2019/02/28/2014-brunello-vintage-overcomes-difficulties/

La 2014 è stata una delle annate più fredde e piovose della memoria recente in Italia e Montalcino non ha fatto eccezione. Tuttavia, grazie alla competenza dei produttori più dedicati, ci sono alcuni affascinanti Brunelli di questa annata appena rilasciata,  vibranti e carichi di finezza, con poche eccezioni si possono già godere ora e nei prossimi anni. Offriranno puro piacere e bevibilità mentre si aspetta che i 2013 si sviluppino pienamente.

Olmo vineyard at Gianni Brunelli winery
© Paolo Tenti | Olmo vineyard at Gianni Brunelli winery

Madre Natura non si è trattenuta nel 2014 ed ha creato condizioni di crescita estremamente difficili per i produttori di Montalcino, portando molti a confrontare il 2014 con il diluvio del 2002.  L’annata 2014 è iniziata con un inverno insolitamente caldo e umido passando ad una primavera estremamente umida e fresca. Una breve pausa all’inizio di giugno ha portato qualche sollievo, ma non è durato a lungo. A metà giugno, le forti piogge e le temperature insolitamente fresche sono tornate insieme a violente grandinate che hanno colpito aree sparse in tutta la denominazione. Questo andamento meteorologico è continuato per tutto il mese di luglio. La pioggia si è attenuata ad agosto ma le temperature medie sono diminuite per tutto il mese. Forti pioggia sono tornate a settembre. Infine, l’ultima settimana del mese ha portato sole e temperature sopra la media che sono continuate per tutta la prima metà di ottobre, con la maggior parte dei produttori che hanno raccolto in questa finestra di tre settimane.

Raggiungere buoni risultati nel 2014 dipendeva quasi interamente dai produttori. Per tenere a bada le malattie fungine, i coltivatori hanno dovuto intervenire molto più del solito per proteggere la salute delle piante e gestire le foglie e la chioma. La selezione meticolosa delle uve delle sole bacche più sane è stata fondamentale per il successo. I produttori dovevano anche essere estremamente scrupolosi durante la vinificazione, con estrazioni non troppo spinte che si dimostrano migliori per la struttura più delicata dell’annata.

“Il 2014 ha avuto temperature fresche diurne e precipitazioni superiori alla media in estate, e condivide molte somiglianze con il 2002. Per mantenere i nostri standard di qualità in anni come questi, selezioniamo attentamente le uve e produciamo solo il nostro classico Brunello, ma non il nostro Brunello Pianrosso o il nostro Brunello Riserva Santa Caterina d’Oro “, afferma Paolo Bianchini, co-proprietario insieme alla sorella Lucia della tenuta Ciacci Piccolomini d’Aragona. “La nostra produzione è diminuita del 25-30% nel 2014, ma a causa di tutto il duro lavoro – dalle vigne fino all’imbottigliamento – siamo più che soddisfatti dei risultati”.

Baricci's Montosoli vineyard
© Paolo Tenti | Baricci’s Montosoli vineyard

Una manciata di produttori, tra cui Conti Costanti, Biondi Santi e Padelletti, non ha realizzato nessun Brunello 2014, ma declassificato al Rosso di Montalcino.

Come spiega Andrea Costanti, proprietario dell’azienda Conti Costanti, “Abbiamo raccolto in ritardo, intorno al 10 ottobre, ma sin dall’inizio ho deciso di fare meno Brunello e concentrarmi maggiormente sul Rosso di Montalcino che era delicato, elegante e aveva un’acidità eccellente. Dopo il secondo anno in legno, ho deciso di non realizzare affatto il Brunello e ho realizzato invece il Vermiglio Rosso di Montalcino. In questi anni difficili, voglio fare un grande vino che possa reggere la storia di Costanti e, a mio parere, nel 2014 non poteva essere il Brunello. Così ho deciso di fare un buon Rosso al posto di un mediocre Brunello. Ovviamente la mia decisione riguarda il mio terroir ed il mio vino, ma il 2014 si esprime al meglio nei vini più giovani “.

Dopo una lunga degustazione dei Brunelli 2014, sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla pura eleganza, dalla vivacità e dall’equilibrio delle bottiglie  di alcuni dei migliori produttori. Mentre non hanno la struttura ed il potenziale di invecchiamento tipico del Brunello, sono invitanti, fragranti, con aromi e sapori di bacca rossa fresca, viola, rosa ed erbe selvatiche. Hanno acidità vivace e tannini levigati. La maggior parte sono già  nella loro finestra ideale di bevibilità, ma i migliori dureranno anche fino a quindici anni .

L’acquisto di bottiglie dell’annata 2014 richede una particolare attenzione. Mentre la qualità complessiva è superiore alle aspettative, ci sono anche una serie di vini magri e diluiti, perché solo i produttori più esperti possono produrre vini eccezionali in questi anni difficili. Assicuratevi di vedere le mie recensioni complete quando usciranno sul sito di Wine Enthusiast.

Qui trovate tutte le recensioni sui Brunello di Montalcino uscite quest’anno (con il mese prossimo verrano completate): recensioni di Kerin O’Keefe sui Brunello di Montalcino uscite nel 2019

Brunello di Montalcino 2014: i miei Top 20

Accanto ai Brunello del 2014, anche le Riserve 2013 sono appena uscite. Elegantemente strutturate, precise e raffinate, le migliori mostrano un grande potenziale di invecchiamento. (Dai un’occhiata al vintage report dell’annata 2013).

 

Brunello di Montalcino 2013 (2012 e 2010) Riserva: i miei Top 10

 

Brunello di Montalcino 2013, 2012 e 2010 usciti quest’anno: i miei Top 5

 

 

Italian wine reviews (tasted through March 2018)

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2013 Brunello di Montalcino: 30 Top-Rated Wines

 

Togerther with the 2013 Brunellos 2012 Riservas also came out, of which a good number were oustanding, particularly two of them to which I awarded a perfect 100 points score.

2012 Brunello di Montalcino Riserva Top-Rated Wines: 10 Top-Rated Wines

Plus a fabulous 2011  Riserva:

Here you find all my 272 reviews  (180 Brunello di Montalcino 2013, 88 Riserva 2012 and 4 Riserva 2011)

The Volcanic Wines of Italy

What sets apart some of the most exhilarating Italian wines today? New benchmarks for complexity and longevity have one thing in common: volcanic soils.
© Paolo Tenti | working Ciro Biondi’s vineyard on Mt. Etna

Some of the most exciting and intriguing wines coming out of Italy have one thing in common: the volcanic origins of their soils. While the wines of Mount Etna immediately pop to mind, a surprising number of great wines, from the Veneto down to Sicily, hail from volcanic terroirs.

And while minerality is one of the most debated subjects in the wine world, Italy’s volcanic soils impart undeniable mineral sensations that include flint, crushed rock and saline, lending depth and complexity to the resulting wines.

Additionally, many of these grape-growing areas have extremely old vines, some more than 100 years old in parts of Campania and Sicily. And nearly all of the “volcanic” denominations rely on native varietals that have had centuries to adapt to their growing conditions.

The vineyard altitude, grape varieties and cellar practices all play crucial roles in the final product, but volcanic soils lend structure, longevity and an extra layer of dimension to the final wines. Here’s where to find these complex beauties.

The full article will be published in the February 2018 issue, but it is already available online: The Volcanic Wines of Italy

Campania

From left to right: Feudi di San Gregorio 2016 Fiano di Avellino; Cantine di Marzo 2015 Franciscus (Greco di Tufo); Contrade di Taurasi–­Cantine Lonardo 2011 Vigne d’Alto (Taurasi); La Sibilla 2015 Falanghina (Campi Flegrei); Mastroberardino 2009 Naturalis Historia (Tau­rasi) / Photo by Con Poulos

Veneto

From left to right: Palazzone 2015 Campo del Guardiano (Orvieto Classico Superiore); Sergio Mottura 2016 Tragugnano (Orvieto); Marchesi Antinori 2016 Castello della Sala San Giovanni della Sala (Orvieto Classico) / Photo by Con Poulos

Etna

I Vini vulcanici d’Italia

Alcuni dei vini Italiani più interessanti e intriganti hanno una cosa in comune: le origini vulcaniche dei loro terreni. Mentre i vini dell’Etna vengono subito in mente, un numero sorprendente di grandi vini, dal Veneto alla Sicilia, provengono da terroir vulcanici.

© Paolo Tenti | working Ciro Biondi’s vineyard on Mt. Etna

E mentre la mineralità è uno dei soggetti più dibattuti nel mondo del vino, i terreni vulcanici d’Italia conferiscono innegabili sensazioni minerali che includono pietra focaia, grafite, ardesia e sentori salmastri, conferendo profondità e complessità ai vini che ne derivano.

Inoltre, molte di queste aree viticole hanno viti estremamente vecchie, alcune più di 100 anni in parti della Campania e della Sicilia, in molti casi a “piede franco”, in quanto i terreni vulcanici rendono le viti meno suscettibili agli attacchi delle fillossera. E quasi tutte le denominazioni “vulcaniche” si basano su varietà autoctone che hanno avuto secoli per adattarsi alle loro condizioni di crescita.

L’altitudine del vigneto, la tipologia dei vitigni e le pratiche di cantina giocano tutti un ruolo cruciale nel prodotto finale, ma i terreni vulcanici conferiscono struttura, longevità e un ulteriore livello di qualità ai vini. Ecco una selezione di alcuni di questi vini complessi e affascinanti.

L’articolo completo in inglese sarà pubblicato sul numero di Febbraio 2018, ma è già disponibile online qui: The Volcanic Wines of Italy

Campania

From left to right: Feudi di San Gregorio 2016 Fiano di Avellino; Cantine di Marzo 2015 Franciscus (Greco di Tufo); Contrade di Taurasi–­Cantine Lonardo 2011 Vigne d’Alto (Taurasi); La Sibilla 2015 Falanghina (Campi Flegrei); Mastroberardino 2009 Naturalis Historia (Tau­rasi) / Photo by Con Poulos

Veneto

From left to right: Palazzone 2015 Campo del Guardiano (Orvieto Classico Superiore); Sergio Mottura 2016 Tragugnano (Orvieto); Marchesi Antinori 2016 Castello della Sala San Giovanni della Sala (Orvieto Classico) / Photo by Con Poulos

Etna

Interview with Piero Antinori

There was little sign of the celebrated Tuscan sun in late February as I made my way through the rain-swept narrow streets of Florence towards Palazzo Antinori, to meet Italian wine scion Piero Antinori.

Not only was I going to taste the latest vintages of Antinori’s famed Super Tuscans – Tignanello and Solaia – I was also going to ask him his views on the latest happenings in Chianti Classico.

What, you may wonder, do much-sought-after Tignanello and Solaia have to do with generic Chianti Classicos? Absolutely everything is the answer.

Read the article: Interview with Piero Antinori