Italian wine reviews (tasted through January 2018)

Check out my latest reviews: (487 wines): Brunello di Montalcino, Barolo and more

blind tasting Kerin O'Keefe

Top 10 of the Month (excluding Brunello di Montalcino)

2013 Brunello di Montalcino: 30 Top-Rated Wines

 

Togerther with the 2013 Brunellos 2012 Riservas also came out, of which a good number were oustanding, particularly two of them to which I awarded a perfect 100 points score.

2012 Brunello di Montalcino Riserva Top-Rated Wines: 10 Top-Rated Wines

Plus a fabulous 2011  Riserva:

Here you find all my 272 reviews  (180 Brunello di Montalcino 2013, 88 Riserva 2012 and 4 Riserva 2011)

Bruno Giacosa è deceduto a 88 anni

Oggi il mondo del vino italiano ha perso una delle sue leggende, Bruno Giacosa, all’età di 88 anni.

© Paolo Tenti | a bottle of Barbaresco Bruno Giacosa Asili Riserva with the Asili vineyard in the background

I Barolo e Barbaresco di Bruno includono alcuni dei nomi più sacri del Piemonte, tra cui il Barolo Falletto, il Barolo Le Rocche del Falletto, il Barbaresco Asili e il Barbaresco Santo Stefano, mentre le sue bottiglie con l’etichetta rossa delle Riserve – realizzate solo nei migliori anni – sono tra i vini più ricercati al mondo.

Giacosa era un tradizionalista illuminato, che combinava un approccio largamente non interventista in cantina con idee innovative, come il cambiamento dalle tradizionali botti di Slavonia alle botti grandi di rovere francese non tostate fatte da Gamba fin dagli anni ’80, quando molti altri optavano per tostare le barriques che avrebbero mascherato le classiche sensazioni floreali, di frutti di bosco e di note balsamiche del Nebbiolo.

Ma furono le straordinarie capacità di degustazione di Bruno la chiave del suo successo. Ha lasciato la scuola a quindici anni per lavorare nell’azienda vitivinicola di suo padre, trascorrendo le sue giornate camminando tra le colline delle Langhe alla ricerca delle migliori uve, vale a dire Nebbiolo ma anche Barbera e Dolcetto. Il giovane Giacosa divenne presto noto per quello che molti descrivono come il suo palato d’oro, e avrebbe continuato a creare Barolo e Barbaresco di complessità, finezza e longevità dai vigneti più rinomati. Scoprì anche vigneti meno conosciuti che avrebbe reso famosi attraverso i suoi vini eleganti e impeccabilmente equilibrati. Il suo rispetto per le vigne e la sua comprensione del modo in cui davano ai vini personalità individuali arrivarono decenni prima del suo tempo. Le sue prime bottiglie da vigneto singolo, il Barbaresco Santo Stefano Riserva Speciale del 1964, il Barbaresco Asili Riserva del 1967 e il Barolo Vigna Rionda del 1967, sono stati tra le prime in Italia.

Giacosa ha influenzato diverse generazioni di viticoltori, tra cui Franco Massolino, dell’azienda Massolino a Serralunga. “Bruno Giacosa è stato uno dei primi a dimostrare agli amanti del vino di tutto il mondo l’incredibile potenziale dei nostri vigneti”, afferma Massolino.

“Era un vero ‘piemontese, con un carattere riservato e talvolta poteva sembrare, in apparenza, un pò irascibile”, afferma Aldo Vacca, amministratore delegato di Produttori del Barbaresco. “Ma era senza dubbio il più esperto conoscitore dei grandi vigneti delle Langhe, e ancora indietro negli anni ’60, Giacosa ha saputo fare alcuni dei capolavori indiscussi del mondo del vino italiano “.

Sebbene Giacosa fosse ben noto per la sua personalità un pò burbera, ho avuto la fortuna di vedere un altro lato di lui, prima e dopo il suo ictus del 2006. Un uomo di poche parole, quando era rilassato nella sua cantina mentre assaggiava, scherzava spesso con sua figlia Bruna, e il suo viso si illuminava di un sorriso disarmante ogni volta che parlava dei suoi vigneti preferiti, Asili e Falletto.

© Paolo Tenti | Bruno Giacosa

Ed è così che ricorderò Bruno Giacosa.

Italian wine reviews (tasted through June 2017)

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blind tasting Kerin O'Keefe

Barolo 2012: Balanced, Approachable and Enjoyable

Having recently returned from Barolo where I blind-tasted over 300 of the just released 2012s, it’s time to weigh in on the vintage, which will be hitting the US market over the next few months. Even though 2012 isn’t a great vintage, a number of producers produced very good, balanced Barolos. Most don’t have age-worthy structures, offering instead early appeal, but the best will offer fine drinking over the next decade or longer.

Castello di Barolo
© Paolo Tenti | Castello di Barolo

Due to the erratic growing season, the 2012 Barolos don’t have the full-bodied structures of recent vintages. However, generally speaking they do boast succulent fruit, refined tannins, fresh acidity and balance. They also demonstrate a welcome return to more restrained alcohol levels: 14 and 14.5% compared to the hefty 15% avb commonly found on 2011 Barolo labels (and to a lesser extent the 2009s). While they are already accessible, top 2012 Barolos should age well to the ten-year mark or a little longer.

Read the article: Barolo 2012 Balanced, Approachable and Enjoyable

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Verduno: The village all Barolo fans should be checking out

If you’re into Italian wine, chances are you’ve already discovered Barolo, Italy’s most celebrated red wine along with its neighbor Barbaresco and its Tuscan rival, Brunello.

But there’s one little-known Barolo village that all lovers of Italian wine should keep an eye out for: Verduno.

Fabio Alessandria

Made entirely with native grape Nebbiolo, Barolo can be made in eleven separate villages. The wine’s namesake township of Barolo, as well as Castiglione Falletto and Serralunga are entirely located in the denomination’s boundaries, while Monforte d’Alba and La Morra both have substantial vineyard holdings in the growing area. The villages of Novello, Verduno, Grinzane Cavour, Roddi, Diano d’Aba and Cherasco have varying amounts of acreage in the growing zone, but of these six minor villages, Verduno is the rising star.

Read the article: Verduno: The village all Barolo fans should be checking out

Italy’s Most Collectible Wines

Thanks to a string of outstanding vintages over the last two decades, Italy’s most celebrated wine regions are on a roll.

Even though years like 1964, 1971 and 1978 are legendary in Piedmont, and 1955, 1970 and 1975 evoke similar feelings in Tuscany, stellar vintages used to be few and far between. But toward the late 1990s, things began to change. Better vineyard management — better clones, lower yields and gentler/fewer chemical treatments — coupled with drier, warmer growing seasons throughout the peninsula have regularly produced wines that can age gracefully for decades.

Producers point out that until the mid-1990s, they used to have two, occasionally three, outstanding vintages every decade. The other years were mediocre, if not downright dismal. Now, it’s the opposite. Each of the last few decades have boasted seven or eight very good to outstanding vintages.

Here’s a summary of Italy’s most collectible wines, and some of the greatest vintages of the past two decades.

Read the article: Italy’s Most Collectible Wines

Barolo e Barbaresco, il re e la regina dei vini italiani raccontati da Kerin O’Keefe (di Roberto Giuliani)

Kerin conosce molto bene il vino italiano, lo ha ampiamente dimostrato con precedenti pubblicazioni come “Franco Biondi Santi. Il Gentleman del Brunello” (Veronelli Editore, 2004) da lei tradotto l’anno successivo e per il quale ha ricevuto il “Gourmand Wine Books Award”, e “Brunello di Montalcino” (UC Press, 2012), ma soprattutto con i numerosissimi articoli dedicati alle aziende, ai vini, ai territori del Bel Paese su riviste prestigiose come The World Of Fine Wine e Decanter. Da maggio 2013 è Italian Editor della rivista Wine Enthusiast.

© Roberto Giuliani

Barolo and Barbaresco è un gran bel volume, oltre 300 pagine, corredate di bellissime foto rigorosamente in bianco e nero a firma Paolo Tenti, che illustrano la storia e le caratteristiche dei territori dove nascono questi due grandi vini a base nebbiolo. Il cuore del libro, ovviamente, è rappresentato dall’incontro con i principali produttori delle due denominazioni, accompagnato dalle degustazioni di diverse annate dei loro vini.

Leggi qui: Barolo e Barbaresco, il re e la regina dei vini italiani raccontati da Kerin O’Keefe

A measured, informative and very readable tour of Barolandia (by Nicolas Belfrage)

O’Keefe is a Bostonian wine journalist and author (published books include Franco Biondi Santi: The Gentleman of Brunello and Brunello di Montalcino) residing in Lugano, Switzerland (and therefore within easy driving-distance of Alba) with her husband, Paolo Tenti. She is responsible for numerous articles in magazines like this one and Decanter and is presently working for the American publication Wine Enthusiast as well.

cover of Barolo and Barbaresco book
Barolo and Barbaresco. The King and Queen of Italian Wine

A number of her articles have been on the subject of Barolo and/or Barbaresco, and she has spent years tasting the stuff (a happy fate, you might think; but that would be to underestimate the palate-coating, tannin-accumulating effect of Nebbiolo, which can turn the prospect of a 100+ lineup of individually excellent Barolo samples into a living nightmare). So, she is eminently qualified for the authorship of such a tome…

…Indeed, it’s a very useful tome to have to hand: measured, informative and very readable. I thoroughly recommend it.

Read the full review here: A measured, informative and very readable tour of Barololandia Review of Kerin O’Keefe Barolo and Barbaresco: The King and Queen of Italian Wine by Nicolas Belfrage MW in The World of Fine Wine (49) 2015

Barolo and Barbaresco: A Conversation with Kerin O’Keefe (by Evan Dawson)

The best wine writers are willing to offend if it means telling the truth. That’s easier said than done. When a writer publishes an article or a book that is likely to offend the producers that he or she covers, that can make future work more difficult. Doors close. Phone calls or emails are not returned.

cover of Barolo and Barbaresco book
Barolo and Barbaresco. The King and Queen of Italian Wine

Fortunately for us, Kerin O’Keefe is willing to offend if she has to. That’s not her mission. As the Italian Editor for Wine Enthusiast magazine, she has delineated her values. If producers don’t agree, she doesn’t allow that to alter her writing.

Her 2012 book Brunello di Montalcino staked out clear lines in the growing debate over a region’s sense of place. Her newest book, Barolo and Barbaresco: The King and Queen of Italian Wine, offers a similarly valuable perspective on a wine region’s evolution.

Read more here: http://palatepress.com/2015/06/wine/barolo-and-barbaresco-a-conversation-with-kerin-okeefe/

Barolo and Barbaresco: the King and Queen of Italian wine (by Charles S. Taylor)

I would have welcomed O’Keefe’s profiles when I started my Barolo Odyssey.

cover of Barolo and Barbaresco book
Barolo and Barbaresco. The King and Queen of Italian Wine

Her accurate profiles of producers I know make me want to explore producers profiled that I have not encountered. The strength of this book is that it gives a detailed coherent account of the present and immediate past of Barolo and Barbaresco. This is a complicated story that O’Keefe has researched very effectively as a professional journalist. …This is a well-told, unique story of two of the greatest of wines anywhere.

Read more here: http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/09571264.2015.1009016, Journal of Wine Research. 26 (1): 66–68.