Barolo 2016: A Modern Day Classic

Living just an hour drive from Piedmont, I spend a lot of time in the region, and travel there for days at a time at least nine or ten times a year. In the fall of 2019, I spent several days in Barolo dedicated to informally previewing a number of the already bottled 2016s that will be released later this year.

© Paolo Tenti | Maria Teresa Mascarello with Kerin O’Keefe in 2019

To say I was extremely impressed by the quality of the wines would be an understatement: these are some of the most magnificent young Barolos I’ve ever tried. But I was expecting nothing short of greatness based on the fantastic Barbaresco 2016s I reviewed earlier in 2019. Although it isn’t always the case that vintages will have the same results in Barolo and Barbaresco (as 2014 demonstrated), 2016 presented near perfect conditions for Nebbiolo in both denominations. It’s hands-down the greatest vintage I’ve ever tried so far in Barbaresco as my scores reflect: Out of 138 wines reviewed, I gave 99 of them 90 points and above, 38 of which received 95 points and higher:

Kerin O’Keefe Barbaresco 2016 reviews.

A classic, Old School vintage, 2016 had a cool, wet spring that delayed the vegetative cycle but thanks to the development stage the plants had already achieved, vines were spared damage by fungal diseases. The delay in the growing cycle continued throughout the summer as did cooler temperatures. 2016 had ample water reserves and no extreme heat spikes, a rarity in the area which has definitely been feeling the effects of climate change over the last two decades with overall hotter, drier summers that can negatively impact sensitive Nebbiolo. The summer extended well into September and Nebbiolo enjoyed ideal conditions that month and the first half of October that led to healthy grapes.

2016 was one of the longest and latest harvests in recent years.

© Kerin O’Keefe | Marta Rinaldi in 2019

“We started harvesting Nebbiolo on October 13,” Marta Rinaldi told me during my visit. Bottled at the end of August, by late September her Barolos were already showing beautifully. “2016 was a year for Nebbiolo,” confirmed Maria Teresa Mascarello, whose ‘16 is drop-dead gorgeous. “2016 is a happy combination of 2006 and 2008: it boasts the structure of ‘06 and the elegance of ‘08,” stated Enzo Brezza, whose perfumed 2016s are radiant, with captivating tension.

© Kerin O’Keefe | Enzo Brezza in 2019

The luminous 2016 Barolos are fresh, fragrant and loaded with finesse. They feature bright red berry fruit beautifully balanced by vibrant acidity and refined tannins. While site expression is often muffled in hot vintages, the different expressions of the various townships and vineyard areas come singing through on the 2016s.

The best 2016s are already dazzling, with remarkable depth and energy. They’ll be ready at the 10-15 year mark but they also possess incredibly age-worthy structures as well.

Stay tuned for my formal reviews based on blind tastings later this year, you will find them here: Kerin O’Keefe reviews of Barolo 2016.

For the previous vintage on the market check out my Barolo 2015 vintage report and my 300+ reviews.

 

 

Barolo 2016: un moderno Classico

Vivendo a solo un’ora di auto dal Piemonte, passo molto tempo nella regione e viaggio lì per giorni alla volta almeno nove o dieci volte l’anno. Nell’autunno del 2019, ho trascorso diversi giorni a Barolo dedicandomi all’anteprima informale di alcuni dei 2016 già imbottigliati che verranno rilasciati nel 2020.

© Paolo Tenti | Maria Teresa Mascarello with Kerin O’Keefe in 2019

Dire che sono rimasta estremamente colpita dalla qualità dei vini sarebbe un eufemismo: questi sono alcuni dei migliori Barolo giovani che io abbia mai provato. Ma mi aspettavo un’annata a dir poco eccezionale sulla base dei fantastici Barbaresco 2016 che ho recensito all’inizio del 2019. Anche se non sempre le annate hanno gli stessi risultati in Barolo e Barbaresco (come dimostrato dal 2014), il 2016 si è presentato in pressoché perfette condizioni per il Nebbiolo in entrambe le denominazioni. È senza dubbio la più grande annata che abbia mai provato finora a Barbaresco, come riflesso nei miei punteggi: su 138 vini recensiti, ho assegnato 99 di questi 90 punti e oltre, 38 dei quali hanno ricevuto 95 punti e più:

Recensioni di Kerin O’Keefe dei Barbaresco 2016.

Un’annata classica – “Vecchia Scuola” – il 2016 ha avuto una primavera fresca ed umida che ha ritardato il ciclo vegetativo ma grazie allo stadio di sviluppo che le piante avevano già raggiunto, alle viti sono stati risparmiati danni da malattie fungine. Il ritardo nel ciclo di crescita è continuato per tutta l’estate così come le temperature più fredde. Il 2016 ha avuto ampie riserve idriche e nessun picco di calore estremo, una rarità nell’area che ha sicuramente risentito degli effetti dei cambiamenti climatici negli ultimi due decenni con estati complessivamente più calde e asciutte che possono avere un impatto negativo sul Nebbiolo, vitigno particolarmente sensibile. L’estate si è prolungata fino a settembre e il Nebbiolo ha goduto delle condizioni ideali quel mese e la prima metà di ottobre che hanno portato a uve sane.

Il 2016 è stato uno dei raccolti più lunghi e più ritardati nei tempi recenti.

© Kerin O’Keefe | Marta Rinaldi nel 2019

“Abbiamo iniziato a raccogliere il Nebbiolo il 13 ottobre”, mi ha detto Marta Rinaldi durante la mia visita. Imbottigliati alla fine di agosto, a fine settembre i suoi Barolo stavano già mostrandosi meravigliosamente. “Il 2016 è stato un anno per il Nebbiolo”, ha confermato Maria Teresa Mascarello, il cui ’16 è magnifico. “Il 2016 è un felice connubio tra il 2006 e il 2008: vanta la struttura del ’06 e l’eleganza del ’08”, ha affermato Enzo Brezza, i cui profumati 2016 sono radiosi, con una tensione accattivante.

© Kerin O’Keefe | Enzo Brezza nel 2019

Molti tra i Barolo 2016 che ho assaggiato sono luminosi, freschi, fragranti e carichi di finezza. Sono caratterizzati da sentori di frutti a bacca rossa magnificamente bilanciati da acidità vibrante e tannini raffinati. Mentre l’espressione del terroir del sito è spesso ovattata nelle annate calde, le diverse espressioni dei vari comuni e vigne vengono raccontate in modo splendido nei Barolo 2016.

I migliori 2016 sono già piacevolissimi ora, con notevole profondità ed energia. Saranno pronti tra 10-15 anni, ma possiedono anche strutture che li renderanno molto longevi.

Le mie recensioni formali basate su degustazioni alla cieca le troverete su Wine Enthusiast qui: recensioni di Kerin O’Keefe sui Barolo 2016.

Per l’annata corrente ancora sul mercato qui trovate il mio Barolo 2015 vintage report e le mie 308 recensioni.

 

 

Il momento migliore per bere quel Barolo? Forse proprio adesso!

Uno dei più grandi equivoci sul Barolo è che bisogna aspettare decenni prima che i vini siano pronti da bere.

Sebbene una volta questo consiglio poteva essere vero, non si applica più ai Barolo dei nostri giorni. In sostanza, quelli realizzati a partire dal 2000 circa possono essere apprezzati molto prima, anche dopo otto o dieci anni. Per alcune delle annate più calde, aspettare troppo a lungo potrebbe anche portare ad alcune amare sorprese.

La parte migliore di tutto ciò è che nonostante siano disponibili prima, le migliori annate offrono ancora un grande potenziale di invecchiamento.

© Paolo Tenti | Barolo Cantina Mascarello Cannubi 1964

Allora, cosa è cambiato? Molte cose.

Fino agli anni ’80, la maggior parte del Barolo era prodotta da grandi aziende che si affidavano a una vasta rete di viticoltori. Molti di questi agricoltori erano più interessati alla quantità che alla qualità. Con altre colture che potevano gestire, i coltivatori raccoglievano quando era conveniente, piuttosto che quando l’uva aveva raggiunto la maturità ideale.

Anche la tecnologia della cantina era piuttosto basilare e i tempi di macerazione post-fermentazione potevano allungarsi per mesi.

Il clima è stato un altro fattore importante. Le stagioni di crescita più fresche e umide hanno significato che per ogni decennio c’erano solo due o tre annate buone o grandi. Ciò ha portato in gran parte a Baroli che erano aggressivamente tannici nella loro giovinezza, con dorsali acide che hanno bisogno di anni per integrarsi.

I Barolo moderni sono più completi e accessibili in giovane età che mai.

Oggi, la maggior parte dei coltivatori sono diventati da tempo produttori di Barolo a sé stanti, focalizzati sulla qualità costante. Grandi miglioramenti nell’attrezzatura per la vinificazione e la cantina, che includono fermentazioni a temperatura controllata, presse delicate e legno di quercia per le botti di migliore qualità, sono stati fondamentali.

Ma i cambiamenti più importanti sono avvenuti nei vigneti. La resa ridotta, la riduzione del rame e l’abbandono di prodotti chimici aggressivi hanno fatto una grande differenza. Altri fattori come piantare erba tra le file, raccolti tempestivi e rigorosa selezione dell’uva sono stati fondamentali per creare Barolo con tannini più raffinati e nobili.

Gli effetti del cambiamento climatico hanno anche portato a stagioni di crescita più calde e asciutte. Ciò significa che, nella maggior parte degli anni, il Nebbiolo fa raramente fatica a maturare come una volta.

Tutto ciò equivale a Barolo che sono più completi e accessibili in giovane età che mai. Per catturare la combinazione vincente di complessità, freschezza, tensione, frutta e tannini fermi ma raffinati, consiglio di aprirli come regola generale dagli otto ai quindici anni dopo la vendemmia.

© Paolo Tenti | Barolo Giuseppe Rinaldi Brunate Le Coste 2009

Le annate 2001, 2004, 2008 e persino la 2010 sono tutte meravigliosamente godibili in questo momento.

Molti 2004 sono al culmine, mentre le annate 2008 e 2010 hanno ancora anni di potenziale invecchiamento in più. L’annata 2011 mostra buoni risultati, ma la maggior parte non ha un potenziale di invecchiamento a lungo termine. Le annate 2007 e 2009 dovrebbero essere apprezzate presto.

In conclusione, puoi ancora aspettare decenni per goderti le migliori annate, se vuoi, ma sappi solo che non è qualcosa che sei obbligato a fare.

Quanto sopra è una traduzione dell’articolo originale in inglese di  apparso su Wine Enthusiast di Novembre 2019: https://www.winemag.com/2019/11/21/open-aged-barolo/

 

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Vini italiani: i miei top 30 del 2018

Nel corso del 2018 sono state pubblicate su Wine Enthusiast 3399 mie recensioni di vini italiani. Qui trovate l’elenco completo: Vini italiani recensiti da Kerin O’Keefe

I vini rossi italiani le cui recensioni sono apparse nel 2018 sono stati 2260. Qui trovate l’elenco completo: Vini rossi italiani recensiti da Kerin O’Keefe

Un’annata di assaggi sicuramente molto gratificante, i grandi rossi italiani hanno dimostrato tutto il loro potenziale suscitando l’interesse degli appassionati di tutto il mondo.

Vini rossi italiani: i miei top 10 del 2018

 

Nel corso del 2018 sono state pubblicate su Wine Enthusiast 808 mie recensioni di vini bianchi e rosati italiani. Qui trovate l’elenco completo: Vini bianchi e rosati italiani recensiti da Kerin O’Keefe

I vini bianchi e rosati italiani sono ancora sottovalutati a livello mondiale, ma sta sempre più emergendo la consapevolezza della qualità, unita spesso ad una notevole longevità, tra i numerosi intenditori di vini italiani in ogni parte del mondo.

Vini bianchi e rosati italiani: i miei top 10 del 2018

 

 

Nel corso del 2018 sono state pubblicate su Wine Enthusiast 330 mie recensioni di bollicine e vini dolci italiani. Qui trovate l’elenco completo: Bollicine e vini dolci italiani recensiti da Kerin O’Keefe

La qualità delle bollicine e dei vini dolci italiani cresce di anno in anno e viene sempre più apprezzata a livello internazionale.

Bollicine e vini dolci italiani: i miei top 10 del 2018

 

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Top 30 of the Month

Addio Giuseppe Rinaldi (in italiano)

Giuseppe “Beppe” Rinaldi, uno dei produttori più rispettati delle Langhe, è scomparso domenica 2 settembre all’età di 70 anni. E Barolo non sarà più la stessa senza di lui.

© Paolo Tenti | Giuseppe Rinaldi in 2013

Un appassionato difensore del Barolo artigianale e tradizionale, Beppe, soprannominato anche Citrico per la sua schietta, acida franchezza e senso dell’umorismo, ha creato Baroli sensuali e profumati che vantano sensazioni floreali, terrose, di bacche rosse insieme a sentori minerali che solo il Nebbiolo piantato nelle migliori vigne e non forzato in cantina può produrre (qui trovate le mie recensioni dei suoi Barolo 2009-2013).

Un appassionato difensore del Barolo artigianale e tradizionale, Beppe, soprannominato anche Citrico per la sua schietta, acida franchezza e senso dell’umorismo, ha creato Baroli sensuali e profumati che vantano sensazioni floreali, terrose, di bacche rosse insieme a sentori minerali che solo il Nebbiolo piantato nelle migliori vigne e non forzato in cantina può produrre.

Beppe rimaneva l’unico superstite del trio del Barolo soprannominati gli ultimo Mohicani. Il gruppo, che comprendeva i compianti Bartolo Mascarello e Teobaldo Cappellano, era un fedele difensore dei Baroli classici di territorio. Si unirono quando la “guerra del Barolo” imperversava tra i tradizionalisti e i cosiddetti modernisti: questi ultimi usavano i fermentatori rotanti e invecchiavano i vini in barriques nuove, mentre i tradizionalisti prediligevano lunghe macerazioni post-fermentative e l’affinamento in grandi botti di rovere di Slavonia.

Beppe, Bartolo e Teobaldo alla fine hanno vinto quella guerra: in questi giorni la maggior parte dei produttori si è allontanata dalle pratiche aggressive di vinificazione e ha adottato tecniche di cantina meno invasive che esaltano le caratteristiche floreali, di piccoli frutti rossi e balsamiche del Nebbiolo. Ma Beppe passò alla successiva battaglia, quella di difendere i luoghi vitali del Barolo. Lui, insieme a Maria Teresa Mascarello ed Enzo Brezza, ha coraggiosamente sfidato l’establishment per difendere i vigneti storici del Barolo, in particolare il vigneto Cannubi. Come mi ha detto nel 2013, durante un’intervista per il mio libro su Barolo e Barbaresco: “Oggi i produttori di Barolo hanno piantato vigneti in aree in cui i nostri nonni non avrebbero mai immaginato di piantare il Nebbiolo.”

Con il medesimo nome di suo nonno paterno Giuseppe, che fondò l’azienda nel 1890, Beppe, dopo gli studi da veterinario, imparò l’arte della vinificazione e della viticoltura dal padre Battista, che si diplomò con lode alla Scuola Enologica di Alba. Nella loro villa alla periferia di Barolo, in cantine cavernose dominate da botti di rovere di Slavonia, troverai tutte le passioni di Beppe: una sedia primitiva fatta di barrique usate, con un cartello scritto a mano: “Il miglior uso della Barrique “, e in un’altra area a latere delle cantine di vinificazione e invecchiamento, due interi locali pieni di vecchie Lambretta in vari stadi di restauro e casse piene di pezzi.

Ma più di tutto la passione di Beppe consisteva nel fare in modo che i suoi vini esprimessero al meglio i rispettivi vigneti e le caratteristiche proprie di ciascuna vendemmia. A tal fine ha evitato le tecnologie di cantina più moderne, compresi i lieviti selezionati. “Non ho bisogno di lieviti selezionati. Prima che i lieviti selezionati fossero inventati, il vino fermentava spontaneamente. Ho semplicemente lasciato che la natura facesse il suo corso”, mi ha detto nel 2008. Non ha mai usato prodotti chimici nei suoi vigneti, che sono tra i siti più ambiti della denominazione: Cannubi San Lorenzo, Brunate, Ravera e Le Coste.

Ma al di sopra e al di là del suo terroso e sentimentale Barolo, Beppe aveva un carisma che poteva muovere gli eserciti, e ha marciato al ritmo di un diverso tamburino in tutti i sensi. In diverse occasioni, venivo a casa sua e, camminando attraverso l’elegante salotto, trovavo una delle sue motociclette parcheggiate di fronte agli eleganti divani, perché, come disse una volta a sua moglie Annalisa, “Stava piovendo ieri sera”.

Beppe era una di quelle rare anime che dicevano quello che pensava e combatteva duramente per ciò in cui credeva e non gli interessava di ottenere l’approvazione delle sue idee. E quando l’hai incontrato, anche se inizialmente non eri d’accordo con lui, poi non hai mai guardato il Barolo nella stessa luce di prima.

© Paolo Tenti | Barolo Giuseppe Rinaldi Brunate Le Coste 2009

Per fortuna le sue figlie, Marta, laureata in enologia all’Università di Torino e Carlotta, laureata in agronomia, hanno lavorato per anni con il padre. Il futuro dell’azienda è in ottime mani.

Ho scoperto per la prima volta che Beppe era malato ai primi di giugno e, mentre ero in Piemonte lo scorso fine settimana, avevo sentito che purtroppo le cose non stavano andando troppo bene. Sabato abbiamo condiviso una bottiglia di Barolo Brunate – Le Coste 2009 con amici e, anche in questa difficile annata, Beppe ha tirato fuori un capolavoro.

Addio Beppe, ci mancherai.

 

Addio Giuseppe Rinaldi

One of Barolo’s most outspoken and respected producers, Giuseppe “Beppe” Rinaldi passed away on Sunday, September 2nd, at the age of 70. And Barolo will never be the same.

A passionate defender of traditionally crafted Barolo, Beppe, nicknamed ‘Citrico’ for his scathing, acidic frankness and sense of humor, made soulful, fragrant Barolos boasting floral, earthy, red berry and mineral sensations that only Nebbiolo planted in the best sites and not forced in the cellar can produce (here you find my reviews of his Barolos 2009-2013) .

© Paolo Tenti | Beppe Rinaldi on one of his beloved Lambrettas
© Paolo Tenti | Beppe Rinaldi on one of his beloved Lambrettas

Beppe was the lone survivor of the Barolo threesome nicknamed the Last of the Mohicans. The group, which included the late Bartolo Mascarello and Teobaldo Cappellano, were stalwart defenders of terroir-driven, classic Barolos that united back when the Barolo Wars raged between the Traditionalists and the so-called Modernists: the latter used rotary fermenters and aged the wines in all new barriques, while the Traditionalists favored long, post-fermentation macerations and aging in large Slavonian oak.

Beppe, Bartolo and Teobaldo eventually won that war: these days most producers have stepped away from aggressive winemaking practices and have adopted less intrusive cellar techniques that exalt Nebbiolo’s floral, red berry and balsamic characteristics. But Beppe found himself moving on to the next battle, that of defending Barolo’s hallowed vineyard sites. He, along with Maria Teresa Mascarello and Enzo Brezza, bravely took on the establishment to defend Barolo’s historic vineyards, namely the much-contested Cannubi vineyard. As he told me in 2013, during an interview for my Barolo and Barbaresco book, “Today, Barolo makers have planted vineyards in areas our grandfathers would never have imagined planting Nebbiolo.”

Named after his grandfather Giuseppe, who founded the firm in 1890, Beppe, a trained veterinarian learned the art of winemaking from his father Battista, who graduated with honors from Alba’s Enological School. In their country villa on the outskirts of Barolo, in cramped, cavernous cellars dominated by Slavonian oak casks, you’ll find all of Beppe’s passions: a primitive chair made of a used barrique, with a hand written sign: “The Best Use of Barrique”, and in another area removed from the vinification and aging cellars, two entire rooms filled with old Lambretta scooters in various stages of restoration and crates full of parts.

Above all, Beppe was committed to turning out Nebbiolos that best expressed their vineyard sites and the vintage. To this end he shunned most modern cellar technologies, including selected yeasts. “I don’t need selected yeasts. Before selected yeasts were invented, wine fermented spontaneously. I simply let nature take its course,” he told me in 2008. He also never used any chemicals in his vineyards, which are among the most coveted sites in the denomination: Cannubi San Lorenzo, Brunate, Ravera and Le Coste.

But above and beyond his earthy, soulful Barolos, Beppe had a charisma that could move armies, and he marched to the beat of a different drummer in every sense. On several occasions, I would come to his house, and walking through the elegant living room, find one of his motorcycles parked in front of the elegant settees, because, as he told his wife Annalisa , “It was raining last night”.

Beppe was one of those rare souls that said what he thought and fought hard for what he believed in and didn’t give a damn if you agreed or not. And when you met him, you never looked at Barolo in the same light.

© Paolo Tenti | Barolo Giuseppe Rinaldi Brunate Le Coste 2009

Thankfully, his daughters, Marta, who graduated from the University of Turin in enology and Carlotta, who graduated from the same university in agronomy, have been working alongside their father for years.

I first found out that Beppe was ill back in early June, and while in Piedmont this past weekend, heard things weren’t looking too well. On Saturday we shared a bottle of Rinaldi’s 2009 Brunate – Le Coste with friends, and even in this difficult vintage for Barolo, Beppe pulled off what the Italians call ‘un capolavoro’.

Addio Beppe.

Italian wine reviews (tasted through June 2018)

Check out my latest reviews: (316 wines): Barolo, Barbera d’Alba, Barbera d’Asti, Nizza and more

blind tasting Kerin O'Keefe

Top 30 of the Month

Traveling Back in Time With Nebbiolo

On November 18th, I traveled in a virtual time machine: a vertical tasting of 8 Nebbiolo-based wines from Alto Piemonte from 1842 to 1970.

© Assaggio a Nordovest | Kerin O’Keefe contemplating a historic Nebbiolo

The tasting, called Assaggio a nordovest (a tasting of northwest) – was organized by the Associazione Vignaioli Colline Biellesi and took place at the stunning Villa Era on the outskirts of Biella in northern Piedmont. I was also honored to participate in the tasting by providing historical background on the area’s long winemaking tradition for the other attendees.

Besides the sheer wonder of trying such old wines, the tasting offered a potent reminder that wines – especially fine wines destined to age and develop for years if not decades – are undeniably alive. It also offered a rare glimpse into how Piedmont’s winemaking has evolved over the last 175 years.

© Assaggio a Nordovest | Nebbiolo-based wines from Alto Piemonte from 1842–1970

Most importantly, the tasting demonstrated the greatness of Nebbiolo from this unique growing area. The wines all hailed from the Biella hills, where ancient, yellow marine sands, and the vicinity to Alpine foothills – where marked day and night temperature swings prolong the growing season – yield intense, fragrant and mineral-driven Nebbiolos boasting vibrant acidity and firm, refined tannins.

Read the full article: Traveling Back in Time With Nebbiolo

Italian wine reviews (tasted through June 2017)

Check out my latest reviews (216 wines): Barolo, Barbaresco, Dolcetto d’Alba and more

blind tasting Kerin O'Keefe

Alto Piemonte: the “Other” Nebbiolo

© Kerin O'Keefe | Christoph Kunzli of Le Piane in his vineyard in Boca
© Kerin O’Keefe | Christoph Kunzli of Le Piane in his vineyard in Boca

If you’re a fan of Nebbiolo – the sole grape behind Barolo and Barbaresco – you’ll love the radiant, mineral-driven Nebbiolos and Nebbiolo-based offerings from Alto Piemonte.

© Paolo Tenti | Cinzia Travaglini in one of her vineyards in Gattinara
© Paolo Tenti | Cinzia Travaglini in one of her vineyards in Gattinara

Vibrant and loaded with finesse, the best are drop-dead gorgeous, possessing age-worthy structures and impeccable balance. And if warmer temperatures and drier summers are pushing alcohol levels to the extreme in other areas, vineyard altitudes, cooler temperatures and highly acidic soils in Alto Piemonte make it rare to find wines above 14% abv.

© Kerin O'Keefe | Paolo De Marchi with some of his Proprietà Sperino bottles
© Kerin O’Keefe | Paolo De Marchi with some of his Proprietà Sperino bottles

Located at the foothills of the northern Piedmont Alps, the most exciting wines come from five small growing areas: Lessona, Gattinara, Ghemme, Boca and Bramaterra that lend their names to the wines.

 

 

A bottle of 1921 Lessona Sella, tasted during a Master Class at Vinitaly 2017
A bottle of 1921 Lessona Sella, tasted during a Master Class at Vinitaly 2017

The wines are steeped in history: in the late 1800s, Alto Piemonte boasted almost 45,000 hectares (111,197 acres) of vineyards, most of them now long gone. Reds made with Nebbiolo (locally called Spanna) – often blended with other local grapes, like Vespolina and Uva Rara – were already imported to the US in the latter half of the 19th century, decades before anyone had heard of Barolo or Barbaresco.

© Kerin O'Keefe | large Slavonian casks at Proprietà Sperino
© Kerin O’Keefe | Large Slavonian casks at Proprietà Sperino

 Then, in the early 1900s, after outbreaks of devastating vine diseases and a catastrophic hailstorm in 1905 destroyed entire vineyards, growers abandoned agriculture en masse to work in the booming textile mills in the nearby city of Biella.

Thanks to a few brave producers, Alto Piemonte is now undergoing a full-blown Renaissance.

 

Read the full article here: http://www.winemag.com/2017/05/08/learn-about-italys-secret-nebbiolos/

The Beauty of Barbaresco

One of Italy’s greatest wines is finally getting the attention it deserves. We take you through the vintages, the communes and the bottles you need to buy.

© Paolo Tenti | The town of Barbaresco

Made with 100% native grape Nebbiolo, you’ve probably heard that Barbaresco is one of Italy’s greatest wines. Yet for many years, it’s also been Italy’s most famous unknown red: even though fine wine lovers had heard of it, until recently, many passed it up for Barolo, its larger, more renowned neighbor (also made entirely with Nebbiolo). But thanks to a new generation of winemakers embracing more natural farming methods that have led to even higher quality, and the denomination’s unique micro-climate that encourages freshness and balance even in the hottest vintages, wine lovers are discovering that Barbaresco is a world-class wine in its own right. And the recent, widespread fascination with Nebbiolo and Piedmont has further helped shine a light on the denomination.

Read the article: The Beauty of Barbaresco

Producers Strike Down Piemonte Nebbiolo DOC

After a meeting between producers and their consortia of the Piedmont region that lasted for more than four hours yesterday (September 12), a vote came out against creating a new wine, Piemonte Nebbiolo DOC.

As previously reported in a column on August 5, the proposal—put forward by the Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato—would have encouraged producers in growing zones throughout the region to invest heavily in Nebbiolo.

Read the article: Producers Strike Down Piemonte Nebbiolo DOC

Why You Should Be Worried About Piemonte Nebbiolo

If you love Barolo, Barbaresco and other wines made with Nebbiolo, brace yourself for the worst proposal I’ve heard in years, and one that could impact the reputation of some of the most esteemed wines in Italy.

When I was in Alba and Barbaresco a couple of weeks ago, producers told me that their consorzio had just alerted them to a newly proposed wine: Piemonte Nebbiolo DOC, Denominazione di Origine Controllata. The proposal, which insiders say originated with the Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, has producers in Barolo and Barbaresco on edge, and with good reason.

Piemonte Nebbiolo, which would be made with Nebbiolo grown throughout the region, would be a big step back for Italian wines. It would go against the push to create subzones in the most esteemed denominations by officially delimiting vineyard areas.

Read the article: Why You Should Be Worried About Piemonte Nebbiolo

Barolo 2012: Balanced, Approachable and Enjoyable

Having recently returned from Barolo where I blind-tasted over 300 of the just released 2012s, it’s time to weigh in on the vintage, which will be hitting the US market over the next few months. Even though 2012 isn’t a great vintage, a number of producers produced very good, balanced Barolos. Most don’t have age-worthy structures, offering instead early appeal, but the best will offer fine drinking over the next decade or longer.

Castello di Barolo
© Paolo Tenti | Castello di Barolo

Due to the erratic growing season, the 2012 Barolos don’t have the full-bodied structures of recent vintages. However, generally speaking they do boast succulent fruit, refined tannins, fresh acidity and balance. They also demonstrate a welcome return to more restrained alcohol levels: 14 and 14.5% compared to the hefty 15% avb commonly found on 2011 Barolo labels (and to a lesser extent the 2009s). While they are already accessible, top 2012 Barolos should age well to the ten-year mark or a little longer.

Read the article: Barolo 2012 Balanced, Approachable and Enjoyable

Check out my 2012 Barolo reviews

Verduno: The village all Barolo fans should be checking out

If you’re into Italian wine, chances are you’ve already discovered Barolo, Italy’s most celebrated red wine along with its neighbor Barbaresco and its Tuscan rival, Brunello.

But there’s one little-known Barolo village that all lovers of Italian wine should keep an eye out for: Verduno.

Fabio Alessandria

Made entirely with native grape Nebbiolo, Barolo can be made in eleven separate villages. The wine’s namesake township of Barolo, as well as Castiglione Falletto and Serralunga are entirely located in the denomination’s boundaries, while Monforte d’Alba and La Morra both have substantial vineyard holdings in the growing area. The villages of Novello, Verduno, Grinzane Cavour, Roddi, Diano d’Aba and Cherasco have varying amounts of acreage in the growing zone, but of these six minor villages, Verduno is the rising star.

Read the article: Verduno: The village all Barolo fans should be checking out

Barolo e Barbaresco, il re e la regina dei vini italiani raccontati da Kerin O’Keefe (di Roberto Giuliani)

Kerin conosce molto bene il vino italiano, lo ha ampiamente dimostrato con precedenti pubblicazioni come “Franco Biondi Santi. Il Gentleman del Brunello” (Veronelli Editore, 2004) da lei tradotto l’anno successivo e per il quale ha ricevuto il “Gourmand Wine Books Award”, e “Brunello di Montalcino” (UC Press, 2012), ma soprattutto con i numerosissimi articoli dedicati alle aziende, ai vini, ai territori del Bel Paese su riviste prestigiose come The World Of Fine Wine e Decanter. Da maggio 2013 è Italian Editor della rivista Wine Enthusiast.

© Roberto Giuliani

Barolo and Barbaresco è un gran bel volume, oltre 300 pagine, corredate di bellissime foto rigorosamente in bianco e nero a firma Paolo Tenti, che illustrano la storia e le caratteristiche dei territori dove nascono questi due grandi vini a base nebbiolo. Il cuore del libro, ovviamente, è rappresentato dall’incontro con i principali produttori delle due denominazioni, accompagnato dalle degustazioni di diverse annate dei loro vini.

Leggi qui: Barolo e Barbaresco, il re e la regina dei vini italiani raccontati da Kerin O’Keefe

A measured, informative and very readable tour of Barolandia (by Nicolas Belfrage)

O’Keefe is a Bostonian wine journalist and author (published books include Franco Biondi Santi: The Gentleman of Brunello and Brunello di Montalcino) residing in Lugano, Switzerland (and therefore within easy driving-distance of Alba) with her husband, Paolo Tenti. She is responsible for numerous articles in magazines like this one and Decanter and is presently working for the American publication Wine Enthusiast as well.

cover of Barolo and Barbaresco book
Barolo and Barbaresco. The King and Queen of Italian Wine

A number of her articles have been on the subject of Barolo and/or Barbaresco, and she has spent years tasting the stuff (a happy fate, you might think; but that would be to underestimate the palate-coating, tannin-accumulating effect of Nebbiolo, which can turn the prospect of a 100+ lineup of individually excellent Barolo samples into a living nightmare). So, she is eminently qualified for the authorship of such a tome…

…Indeed, it’s a very useful tome to have to hand: measured, informative and very readable. I thoroughly recommend it.

Read the full review here: A measured, informative and very readable tour of Barololandia Review of Kerin O’Keefe Barolo and Barbaresco: The King and Queen of Italian Wine by Nicolas Belfrage MW in The World of Fine Wine (49) 2015

Barolo and Barbaresco: A Conversation with Kerin O’Keefe (by Evan Dawson)

The best wine writers are willing to offend if it means telling the truth. That’s easier said than done. When a writer publishes an article or a book that is likely to offend the producers that he or she covers, that can make future work more difficult. Doors close. Phone calls or emails are not returned.

cover of Barolo and Barbaresco book
Barolo and Barbaresco. The King and Queen of Italian Wine

Fortunately for us, Kerin O’Keefe is willing to offend if she has to. That’s not her mission. As the Italian Editor for Wine Enthusiast magazine, she has delineated her values. If producers don’t agree, she doesn’t allow that to alter her writing.

Her 2012 book Brunello di Montalcino staked out clear lines in the growing debate over a region’s sense of place. Her newest book, Barolo and Barbaresco: The King and Queen of Italian Wine, offers a similarly valuable perspective on a wine region’s evolution.

Read more here: http://palatepress.com/2015/06/wine/barolo-and-barbaresco-a-conversation-with-kerin-okeefe/

Barolo and Barbaresco: the King and Queen of Italian wine (by Charles S. Taylor)

I would have welcomed O’Keefe’s profiles when I started my Barolo Odyssey.

cover of Barolo and Barbaresco book
Barolo and Barbaresco. The King and Queen of Italian Wine

Her accurate profiles of producers I know make me want to explore producers profiled that I have not encountered. The strength of this book is that it gives a detailed coherent account of the present and immediate past of Barolo and Barbaresco. This is a complicated story that O’Keefe has researched very effectively as a professional journalist. …This is a well-told, unique story of two of the greatest of wines anywhere.

Read more here: http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/09571264.2015.1009016, Journal of Wine Research. 26 (1): 66–68.

Books of the year 2014: Drink, from wine to gin (by Henry Jeffreys)

cover of Barolo and Barbaresco book
Barolo and Barbaresco. The King and Queen of Italian Wine

Barolo and Barbaresco: The King and Queen of Italian Wine by Kerin O’Keefe (University of California Press, £25) had me reaching for words such as “definitive” and even “magisterial”. Don’t let those rather pompous words put you off – it’s a good read, too.

Read the review: http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/books/features/books-of-the-year-2014-drink-from-wine-to-gin-9903443.html

A New Book on Barolo & Barbaresco … plus a Related Item (by Tom Maresca)

cover of Barolo and Barbaresco book
Barolo and Barbaresco. The King and Queen of Italian Wine

The University of California Press has just published Kerin O’Keefe’s Barolo and Barbaresco: The King and Queen of Italian Wines (346 pp, maps, photos, index: $39.95). I’ve been wanting to announce this ever since, over a year ago, I read the manuscript for the Press and enthusiastically recommended publication: To my mind, this is the most important book on these two great wines yet published.

Read more here: https://ubriaco.wordpress.com/2014/10/17/a-new-book-on-barolo-barbaresco-plus-a-related-item/

A Great, New Book on Barolo and Barbaresco (by Ed McCarthy)

O’Keefe began writing about Italian wine full-time in 2002, writing some excellent articles in Decanter, a British wine magazine; she continued writing for Decanter until 2013.  She also has written for The World of Fine Wine–the Rolls-Royce of all wine magazines.  In April, 2013, Kerin accepted a new position as Wine Enthusiast magazine’s Italian Wine Editor.

cover of Barolo and Barbaresco book
Barolo and Barbaresco. The King and Queen of Italian Wine

Barolo and Barbaresco is Kerin O’Keefe’s third wine book.  Her first book, Franco Biondi Santi:  The Gentleman of Brunello, was published in 2005.  Kerin followed that with Brunello:  Understanding and Appreciating One of Italy’s Greatest Wines, in 2012.  Both books were critically acclaimed.

O’Keefe’s Barolo and Barbaresco is written in three parts:  Part One covers the history of both wines, and the origin of Nebbiolo.  Part Two, the longest section, profiles 43 Barolo producers.  Part Three covers 29 Barbaresco producers.  In these two parts, producers are listed by the village in which their wineries are located.  The Appendix is highlighted by a Vintage Guide to Barolo and Barbaresco, starting with1945, and going up to 2010–the current vintage of Barolo available as of 2014.  O’Keefe employs a “star” rating–one to five stars–to rank the vintages.

O’Keefe’s book is a tour de force, a magnificent, comprehensive tome that required loads of research.  I am happy that she possessed the ability and passion to take on this herculean undertaking.  I think that every Barolo and Barbaresco wine lover will benefit from reading her Barolo and Barbaresco.

Read the review: http://www.winereviewonline.com/Ed_McCarthy__on_O_Keefe_Barolo_Barbaresco.cfm

Sip and turn a page (by Eric Asimov)

Among the world’s great wine regions, the Piedmont in northwestern Italy, home of Barolo and Barbaresco, has lagged far behind in focused English language appraisals. Kerin O’Keefe’s “Barolo and Barbaresco: The King and Queen of Italian Wine” (University of California Press, $39.95) goes a long way to fill the void. O’Keefe, an American wine critic who lives in Italy, offers a comprehensive look at the history, geography, geology and issues faced in the Piedmont, and opinionated profiles of the producers she feels are the best and most important.

O’Keefe, who wrote a similar guide to Brunello di Montalcino in 2012, is thorough and authoritative. She is a critic in the best sense of the word, not shy with her opinions, which she offers without polemics or bluster. This book is not for novices; readers are expected to have an understanding of how wine is farmed and produced. But for those who have delved into Barolo and Barbaresco and want to know more about where the wines are made, the people who make them and the differences in terroirs, this book is inspiring and essential.

Read the review: http://www.heraldtribune.com/news/20141217/sip-and-turn-a-page-with-these-books

“Shameful” Ruling Over Barolo Borders

The expansion of the Cannubi ‘cru’ could cast “doubt on the credibility of all the vineyard boundaries” in the region.

© Consorzio di Tutela Barolo e Barbaresco

Producers fighting to prevent the expansion of one of the most important vineyard sites in Barolo have lost their battle.

Rome’s High Administrative Court, the Consiglio di Stato, has overturned a decision that ruled the name Cannubi could only be used for the historic Cannubi area comprising 15 hectares (37 acres).

Read the article: “Shameful” Ruling Over Barolo Borders