Brunello di Montalcino 2013: un’annata classica e splendente, da mettere in cantina

Se volete sperimentare l’energia, l’eleganza e la struttura che per secoli ha attratto appassionati e collezionisti al vino di Montalcino, il Brunello 2013 è la vostra annata.

Olmo vineyard at Gianni Brunelli winery
© Paolo Tenti | Olmo vineyard at Gianni Brunelli winery

Si tratta di un’annata classica: i migliori 2013 hanno un notevole potenziale di invecchiamento, come non ho visto da anni. Ho assaggiato 181 dei Brunello appena usciti e ho dato a 112 vini 90 punti o più, con ben 21 che hanno ricevuto 95 punti o più, compreso un punteggio perfetto di 100. I vini migliori sono sorprendenti, con una radiosità che è mancata in molti dei Brunelli più muscolosi, più accessibili e più alcolici a cui ci siamo abituati nelle ultime annate. Il 2013 richiederà pazienza per raggiungere il suo massimo potenziale.

A differenza di anni estremamente caldi e secchi che sono diventati la norma a Montalcino dalla metà degli anni ’90 (ad eccezione di alcune annate, come 1998, 2002 e 2005), il 2013 è stato un tuffo nel passato: un anno fresco, con abbondanti piogge in primavera e la prima parte dell’estate. La gestione dei vigneti per mantenere l’uva priva di malattie si è dimostrata fondamentale. L’annata è stata praticamente decisa a settembre e nella prima metà di ottobre: mentre le temperature più fredde hanno prevalso, le uve hanno beneficiato di ampi raggi di sole e di condizioni ariose.

Il 2013 si è rivelata una stagione incredibilmente lunga e in crescita. I vitucultori che sono arrivati a settembre con uve sane – e fortunatamente ce ne sono stati molti – hanno potuto godere del clima mite e soleggiato, e hanno prodotto vini fragranti di medio corpo, carichi di finezza. I migliori sono impeccabilmente equilibrati, con acidità vibrante e tannini fermi ma nobili. Nel complesso, anche i livelli di alcol nel 2013 hanno mostrato un ritorno al passato, con molti vini che dichiarano 13,5% e  14% sulle etichette, in netto contrasto con il 14,5% e il 15% che sono diventati sempre più comuni dall’inizio degli anni 2000.

“Il 2013 è un’annata classica in tutti i sensi, e ha prodotto vini con intensità, eleganza e tannini solidi ma ben integrati. A differenza di altre annate più fredde nella memoria recente, come nel 2005 e nel 2008 che hanno avuto più pioggia, specialmente verso la fine della stagione di crescita, nel 2013 il clima soleggiato di settembre e la prima parte di ottobre hanno spinto in avanti in modo significativo la vendemmia. Abbiamo iniziato a raccogliere il nostro Sangiovese per il Brunello il 18 ottobre, circa venti giorni dopo il solito. Una vendemmia con questo ritardo non è accaduta dagli anni ’80 “, afferma Lorenzo Magnelli, co-proprietario della tenuta di famiglia Le Chiuse. Situata poco a nord di Montalcino, la piccola tenuta ha un’impressionante carta d’identità: era solita fornire le uve per le pregiate Riserve di Biondi Santi prima che Simonetta Valiani, ereditasse la proprietà da sua madre, la figlia al leggendario Tancredi Biondi Santi. Lorenzo, suo padre e sua madre hanno iniziato a produrre e imbottigliare i propri vini nei primi anni ’90. Lo spendido 2013 dell’azienda è incredibilmente raffinato.

Baricci's Montosoli vineyard
© Paolo Tenti | Baricci’s Montosoli vineyard

Anche Francesco Buffi, che gestisce la piccola azienda Baricci insieme al fratello Federico e ai suoi genitori, è entusiasta della vendemmia 2013: “È un Brunello da manuale, il tipo di annata che salutiamo a braccia aperte qui a Baricci.” Fondata dal nonno di Francesco Nello nel 1955, la piccola tenuta si trova sulla collina di Montosoli, uno dei vigneti più famosi di Montalcino. “Rispetto alle annate più calde, il 2013 mostra un altro aspetto del Sangiovese che è tutto merito di finezza, freschezza e vitalità, caratteristiche che ora vediamo sempre meno a causa dei cambiamenti climatici.” Sottolinea che l’annata è stata tutt’altro che facile. “Il 2013 è stato impegnativo e ha messo alla prova i nostri nervi, soprattutto quando il tempo incerto rappresentava una minaccia verso la fine di settembre. Ma quelli che non si sono fatti prendere dal panico e hanno aspettato fino alla prima settimana di ottobre sono stati premiati “, spiega Buffi.

Nel complesso l’annata è superba, ma ci sono stati alcuni Brunello al di sotto delle aspettative. Mentre alcuni viticultori evidentemente raccoglievano prima che le uve fossero completamente mature e producevano vini magri che mostravano aromi ancora acerbi, altri apparentemente lasciavano le uve sulla vite troppo a lungo e producevano vini con sensazioni di frutta cotta e con alcol evidente. Sebbene ce ne fossero meno che negli anni precedenti, ero più che sorpresa di vedere un numero di vini con 15% di alcol; oltretutto nel 2013 l’alcol era più spesso evidente rispetto agli altri anni.

Date le estreme differenze tra le varie sottozone e le notevoli diversità di altitudine delle vigne, è quasi impossibile giudicare le annate per l’intera denominazione. L’esperienza e gli stili di vinificazione dei produttori, insieme alla localizzazione dei loro vigneti, giocano un ruolo sempre più importante in ogni nuova annata, in modo particolare a Montalcino rispetto ad altre zone di produzione più uniformi.

L’originale dell’articolo in inglese compare qui: https://www.winemag.com/2018/02/14/2013-brunello-vintage-wines/

 

Qui trovate tutte le mie 272 recensioni (180 Brunello di Montalcino 2013, 88 Riserva 2012 e 4 Riserva 2011)

 

2013 Brunello di Montalcino: 30 Top-Rated Wines

 

Insieme all’uscita dei Brunello 2013 ci sono anche le Riserve 2012, di cui un buon numero ha raggiunto livelli altissimi, in particolare due a cui ho assegnato una valutazione perfetta di 100 punti.

2012 Brunello di Montalcino Riserva Top-Rated Wines: 10 Top-Rated Wines

E infine una favolosa Riserva 2011:

 

 

Bruno Giacosa è deceduto a 88 anni

Oggi il mondo del vino italiano ha perso una delle sue leggende, Bruno Giacosa, all’età di 88 anni.

© Paolo Tenti | a bottle of Barbaresco Bruno Giacosa Asili Riserva with the Asili vineyard in the background

I Barolo e Barbaresco di Bruno includono alcuni dei nomi più sacri del Piemonte, tra cui il Barolo Falletto, il Barolo Le Rocche del Falletto, il Barbaresco Asili e il Barbaresco Santo Stefano, mentre le sue bottiglie con l’etichetta rossa delle Riserve – realizzate solo nei migliori anni – sono tra i vini più ricercati al mondo.

Giacosa era un tradizionalista illuminato, che combinava un approccio largamente non interventista in cantina con idee innovative, come il cambiamento dalle tradizionali botti di Slavonia alle botti grandi di rovere francese non tostate fatte da Gamba fin dagli anni ’80, quando molti altri optavano per tostare le barriques che avrebbero mascherato le classiche sensazioni floreali, di frutti di bosco e di note balsamiche del Nebbiolo.

Ma furono le straordinarie capacità di degustazione di Bruno la chiave del suo successo. Ha lasciato la scuola a quindici anni per lavorare nell’azienda vitivinicola di suo padre, trascorrendo le sue giornate camminando tra le colline delle Langhe alla ricerca delle migliori uve, vale a dire Nebbiolo ma anche Barbera e Dolcetto. Il giovane Giacosa divenne presto noto per quello che molti descrivono come il suo palato d’oro, e avrebbe continuato a creare Barolo e Barbaresco di complessità, finezza e longevità dai vigneti più rinomati. Scoprì anche vigneti meno conosciuti che avrebbe reso famosi attraverso i suoi vini eleganti e impeccabilmente equilibrati. Il suo rispetto per le vigne e la sua comprensione del modo in cui davano ai vini personalità individuali arrivarono decenni prima del suo tempo. Le sue prime bottiglie da vigneto singolo, il Barbaresco Santo Stefano Riserva Speciale del 1964, il Barbaresco Asili Riserva del 1967 e il Barolo Vigna Rionda del 1967, sono stati tra le prime in Italia.

Giacosa ha influenzato diverse generazioni di viticoltori, tra cui Franco Massolino, dell’azienda Massolino a Serralunga. “Bruno Giacosa è stato uno dei primi a dimostrare agli amanti del vino di tutto il mondo l’incredibile potenziale dei nostri vigneti”, afferma Massolino.

“Era un vero ‘piemontese, con un carattere riservato e talvolta poteva sembrare, in apparenza, un pò irascibile”, afferma Aldo Vacca, amministratore delegato di Produttori del Barbaresco. “Ma era senza dubbio il più esperto conoscitore dei grandi vigneti delle Langhe, e ancora indietro negli anni ’60, Giacosa ha saputo fare alcuni dei capolavori indiscussi del mondo del vino italiano “.

Sebbene Giacosa fosse ben noto per la sua personalità un pò burbera, ho avuto la fortuna di vedere un altro lato di lui, prima e dopo il suo ictus del 2006. Un uomo di poche parole, quando era rilassato nella sua cantina mentre assaggiava, scherzava spesso con sua figlia Bruna, e il suo viso si illuminava di un sorriso disarmante ogni volta che parlava dei suoi vigneti preferiti, Asili e Falletto.

© Paolo Tenti | Bruno Giacosa

Ed è così che ricorderò Bruno Giacosa.

I Vini vulcanici d’Italia

Alcuni dei vini Italiani più interessanti e intriganti hanno una cosa in comune: le origini vulcaniche dei loro terreni. Mentre i vini dell’Etna vengono subito in mente, un numero sorprendente di grandi vini, dal Veneto alla Sicilia, provengono da terroir vulcanici.

© Paolo Tenti | working Ciro Biondi’s vineyard on Mt. Etna

E mentre la mineralità è uno dei soggetti più dibattuti nel mondo del vino, i terreni vulcanici d’Italia conferiscono innegabili sensazioni minerali che includono pietra focaia, grafite, ardesia e sentori salmastri, conferendo profondità e complessità ai vini che ne derivano.

Inoltre, molte di queste aree viticole hanno viti estremamente vecchie, alcune più di 100 anni in parti della Campania e della Sicilia, in molti casi a “piede franco”, in quanto i terreni vulcanici rendono le viti meno suscettibili agli attacchi delle fillossera. E quasi tutte le denominazioni “vulcaniche” si basano su varietà autoctone che hanno avuto secoli per adattarsi alle loro condizioni di crescita.

L’altitudine del vigneto, la tipologia dei vitigni e le pratiche di cantina giocano tutti un ruolo cruciale nel prodotto finale, ma i terreni vulcanici conferiscono struttura, longevità e un ulteriore livello di qualità ai vini. Ecco una selezione di alcuni di questi vini complessi e affascinanti.

L’articolo completo in inglese sarà pubblicato sul numero di Febbraio 2018, ma è già disponibile online qui: The Volcanic Wines of Italy

Campania

From left to right: Feudi di San Gregorio 2016 Fiano di Avellino; Cantine di Marzo 2015 Franciscus (Greco di Tufo); Contrade di Taurasi–­Cantine Lonardo 2011 Vigne d’Alto (Taurasi); La Sibilla 2015 Falanghina (Campi Flegrei); Mastroberardino 2009 Naturalis Historia (Tau­rasi) / Photo by Con Poulos

Veneto

From left to right: Palazzone 2015 Campo del Guardiano (Orvieto Classico Superiore); Sergio Mottura 2016 Tragugnano (Orvieto); Marchesi Antinori 2016 Castello della Sala San Giovanni della Sala (Orvieto Classico) / Photo by Con Poulos

Etna

Scrivere di vini (di Jessica Bordoni)

Passione e competenza. Sono queste le chiavi del successo di Kerin O’Keefe, tra le firme più autorevoli e influenti del giornalismo enologico internazionale.

intervista a kerin O'Keefe di Jessica BordoniNata vicino a Boston, nello stato del Massachusetts, negli anni Novanta Kerin O’Keefe si è trasferita nel nostro Paese e ha scelto la produzione vinicola italiana come principale focus della sua attività. È Italian editor per la rivista Wine Enthusiast dal 2013, nonché autrice di numerosi libri di successo come Franco Biondi Santi: il Gentleman del Brunello, ma anche Brunello di Montalcino: understanding and appreciating one of Italy’s greatest wines e, ancora, Barolo e Barbaresco: the King and Queen of Italian wine. L’abbiamo intervistata in esclusiva chiedendole di raccontarci le tappe più importanti della sua carriera e di darci un commento sull’export e sui trend di consumo di vino attuali.

leggi l’intervista: http://www.exploringtastemagazine.com/people/2-scrivere-di-vini

Trento e Trentodoc, ci scrive Kerin O’Keefe (di Angelo Peretti)

È purtroppo un bel po’ di tempo che non vedo di persona Kerin O’Keefe, che ritengo una delle wine writer internazionali più attente e preparate in materia di vino italiano. È per questa considerazione che mi trovo abbastanza spesso a citarla nei miei interventi. Ho parlato anche di un suo articolo uscito su Wine Enthusiast sulle bollicine trentine. Ne ho approfittato per dire la mia opinione sulla doc Trento e sul marchio Trentodoc. Ora mi scrive Kerin e mi chiede di far sapere la sua interpretazione. Lo faccio molto, molto volentieri, ringraziandola per il suo intervento, che mi pare molto chiaro e che ritengo faccia ulteriormente riflettere sul valore della denominazione di origine Trento.

Leggi qui: Trento e Trentodoc, ci scrive Kerin O’Keefe

Barolo e Barbaresco, il re e la regina dei vini italiani raccontati da Kerin O’Keefe (di Roberto Giuliani)

Kerin conosce molto bene il vino italiano, lo ha ampiamente dimostrato con precedenti pubblicazioni come “Franco Biondi Santi. Il Gentleman del Brunello” (Veronelli Editore, 2004) da lei tradotto l’anno successivo e per il quale ha ricevuto il “Gourmand Wine Books Award”, e “Brunello di Montalcino” (UC Press, 2012), ma soprattutto con i numerosissimi articoli dedicati alle aziende, ai vini, ai territori del Bel Paese su riviste prestigiose come The World Of Fine Wine e Decanter. Da maggio 2013 è Italian Editor della rivista Wine Enthusiast.

© Roberto Giuliani

Barolo and Barbaresco è un gran bel volume, oltre 300 pagine, corredate di bellissime foto rigorosamente in bianco e nero a firma Paolo Tenti, che illustrano la storia e le caratteristiche dei territori dove nascono questi due grandi vini a base nebbiolo. Il cuore del libro, ovviamente, è rappresentato dall’incontro con i principali produttori delle due denominazioni, accompagnato dalle degustazioni di diverse annate dei loro vini.

Leggi qui: http://www.lavinium.com/rece2015/giuliani_barolo_e_barbaresco_il_re_e_la_regina_dei_vini_italiani_raccontati_da_kerin_o_keefe_2015.shtml

Pinot Grigio e Prosecco. Termometri di un mercato in costante evoluzione (di Carlo Flamini)

Kerin O’Keefe è Italian editor per “Wine Enthusiast Magazine”, una delle riviste più influenti nel panorama della stampa specializzata americana. Una grande passione per i vini piemontesi e toscani, per i quali ha scritto libri di successo, come “Brunello di Montalcino – Understanding and Appreciating One of Italy’s Greatest Wines” (University of California Press 2012) e “Franco Biondi Santi, il Gentleman del Brunello” (Veronelli Editore, 2004). L’ultima sua opera, dedicata ai vini di Langa, si intitola “Barolo and Barbaresco – the King and Queen of Italian Wine” (University of California Press, 2014) e sarà presto disponibile nelle librerie e su Amazon. Con lei facciamo il punto sullo stato di salute del mercato Usa e del vino italiano.

leggi l’intervista: Intervista di Kerin O’Keefe – Corriere Vinicolo

Kerin O’Keefe racconta Franco Biondi Santi, il gentleman del Brunello (di Franco Ziliani)

© Paolo Tenti | Franco Biondi Santi and Kerin O’Keefe

Con il suo libro Kerin non ci propone solo una documentata, appassionata, ben raccontata biografia della dinastia Biondi Santi e di Franco, gentleman del Brunello, descritto a tutto tondo nella sua umanità e nel suo voler essere il degno testimone di un impegno, quello della qualità senza discussioni, che è sentito ancor più fortemente perché s’intreccia con la storia della sua famiglia.

Kerin O’Keefe, Franco Biondi Santi. Il gentleman del Brunello, Veronelli Editore, 2004

O’Keefe, e di questo dobbiamo esserle profondamente grati, nel suo libro dimostra di credere in una sua idea del Brunello, (che, vedi caso, coincide con la visione di Franco Biondi Santi), e con coraggio, senza perifrasi e giri di parole, ricorda chiaramente che ora ci si trova di fronte ad una “situazione allarmante per il futuro del Brunello, il cui carattere e la cui tipicità uniche al mondo sono minacciate”, e che “oggi con il futuro di questo grande vino in pericolo e il volere da parte di certi produttori di cambiare ancora il disciplinare”, Franco Biondi Santi ha scelto di aderire al Consorzio per combattere dal di dentro ,”nella speranza che lui e gli altri produttori del Brunello tradizionale possano fermare la tendenza a renderlo un vino irriconoscibile”.

leggi l’intera recensione: http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=19&IDNews=1458